Incubo in giallo (riscrittura da Fredric Brown)
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“Come è andata?”
“Mi hanno preso tenente: questione di secondi, maledetta la mia impazienza, maledetta la mia pignoleria! “Sorpresa” mi hanno urlato, e proprio una bella sorpresa mi hanno fatto. Io la odiavo mia moglie, ma devo ammettere che è sempre stata carina per il mio compleanno: regali, feste, sorprese appunto.
Ormai è fatta: sono entrato in casa sorreggendola, pochi attimi dopo averla abbattuta, è il caso di dirlo, col manganello e tutti erano lì. “Sorpresa!”, più per me o per loro? Che devo dirle? Mi vien da ridere, come ieri quando lei mi ha regalato una valigia! Sì, la odiavo, ma mi leggeva dentro. Forse per questo la detestavo”.
“Non sembra particolarmente scosso per essere stato scoperto…”
“Stamattina non avrei mai immaginato, mentre ripassavo il piano, di poter prenderne così bene il fallimento: d’altronde, che potrei fare?”
“Mi spieghi perché l’ha fatto”
“Come già sa, ho rubato ai miei clienti per poter investire, ho perso i loro e i miei soldi. Ho rubato di nuovo, oggi, per poter scappare e lasciarmi alle spalle tutto: lavoro, debiti, e già che c’ero lei. Ho voluto farlo in modo originale, superstizioso, artistico. Ma non è la mia natura, quella dell’artista: sono un avvocato io!”
“Cosa intende per modo originale, superstizioso, artistico?”
“Vede, tenente, oggi è il mio compleanno, 40 anni, e io sono nato alle 20.46. E non so spiegarle perché, forse a causa di questa vita sfortunata che mi è capitata, avevo deciso di compiere il tutto esattamente alle 20.46 precise. Un gesto scaramantico, un po’ folle lo ammetto, ma che c’è di normale in tutto questo?. E quando siamo arrivati a casa, dopo la cena fuori, temevo di perder tempo, di non far scoccare l’ora X senza aver adempiuto. Ansia da prestazione forse? Comunque non ho atteso di essere in casa, l’ho fatta fuori lì in veranda tanto era buio… ”
“Se avesse atteso qualche secondo, di entrare in casa, a quest’ora non saremmo qui…”
“Già tenente… ha ragione… mi dica lei se è possibile!”
“Sa cosa l’attende ora vero?”
“Certo tenente…”
“In fondo mi dispiace per lei, mi sta simpatico, non dovrei dirglielo dopo quello che ha fatto… ma mi sta simpatico…”
“Grazie tenente…”
“Devo andare… fra qualche minuto verranno a prenderla per portarla in cella… buona fortuna”
“Anche a lei tenente…”

Lo trovarono impiccato, appeso con la cravatta al lampadario. Un biglietto per il tenente: “Tenente, solo lei potrà capire: impazzirei attendendo la data della mia morte in cella... Se la sedia elettrica fosse fissata per un giorno che non è il mio compleanno, se non spirassi alle 20.46… !”
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Ormai è autunno... con i suoi splendidi colori e il piacere di una copertina...
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