Intrecci condizionati
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Stava lì, davanti alle ante aperte dell'armadio: dentro le sue valigie intatte e tutti gli abiti ordinatamente ripiegati. Le grucce penzolavano nude. Si voltò verso lo specchio appeso all'anta di destra: un brivido la scosse. L'immagine che si vedeva riflessa era spettrale. Distolse lo sguardo, ma anche l'anta di sinistra aveva uno specciho. Tornò verso il letto e vi si gettò a peso morto. La lettera volò in aria per poi ricadere a terra. Sentì il tonfo di quelle parole pesanti.
Credeva di essere al sicuro lì, lontano da ogni problema, lontano da lui. Lui che da lei voleva tutto, troppo. Lui disposto a ogni cosa per averla, come tutti gli altri. Per avere lei, che non era mai stata di nessuno. L'idea sola l'aveva precipitata nel panico, spingendola a partire, così su due piedi, senza pensarci; come tante altre volte già aveva fatto. E ora che avrebbe potuto lasciarsi alle spalle l'ennesima fuga, chissà perchè proprio questa volta aveva deciso di leggere l'ennesimo patetico estremo tentativo di trattenerla, di ingabbiarla. Non le leggeva mai, quelle lettere, perchè finivano inesorabilmente per distruggere l'ultimo briciolo di stima che conservava per il lui di turno.
Da quando aveva aperto altezzosa e divertita la busta, aveva compreso che l'unica stima di cui non avrebbe più avuto traccia era quella per se stessa.