Meccanica Popolare (riscrittura da Raymond Carver)
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Ho undici anni, sono alto un metro e tredici centimetri, ho i capelli castani corti. Porto gli occhiali e ho due braccia lunghissime. Mi prendono tutti in giro per questo fatto. Le maestre ogni tanto intervengono: cercano di spiegare agli altri bambini che io ho le braccia lunghe perché mi sto sviluppando in modo un po’ strano, ma che probabilmente presto sarò anche molto alto. E allora le mie braccia saranno proporzionate a tutto il resto. Di certo andrà così, dicono. Ma non sono molto convincenti, perché tutti i bambini continuano a ridere di me quando mi vedono passare, con queste cose lunghe lunghe che penzolano fino a terra. Che poi ho la brutta abitudine di stare un po’ gobbo, e allora capita anche che con le dita lasci il segno sulla terra. E’ un problema perché poi ho sempre le unghie sporche.
Io non credo che succederà quello che dicono le maestre: il mio papà e la mia mamma non sono alti, e neppure i nonni e gli zii. Insomma, penso proprio che non arriverò mai a far passare inosservate le mie braccia.
Tutto sommato, non è che mi dispiacciano: riesco a prendere le cose più lontane senza dovermi spostare troppo, mi gratto la schiena senza fatica, mi allaccio le scarpe senza piegarmi. Ecco, insomma, non è poi così male. A parte gli scherzi che mi fanno…
Ma loro non sanno, non possono capire che il segreto delle mie braccia lunghe è un gesto d’amore. La mamma me lo racconta sempre di quando il papà voleva andarsene di casa. Aveva fatto le valige e voleva portarsi via anche me: mi voleva tanto bene. Ma anche la mamma me ne voleva. Così litigarono: urlavano e la mamma mi teneva stretto; il papà mi tirava per un braccio. E la mamma anche si era messa a tirare. Le mie braccia hanno iniziato ad allungarsi, sempre più. Allora si sono fermati guardandomi strabiliati. E hanno capito che stava succedendo un miracolo, che io non volevo separarli. Il papà non è più partito e da allora lui e la mamma vanno d’accordissimo.
Io sono contento e fiero di queste mie braccia lunghe, perché riesco ad abbracciarli insieme, la mamma e il papà.
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