Il ponte
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C’è un grande ponte laggiù, oltre la città e oltre il fiume. Un ponte sul nulla che congiunge il niente. Una volta era un ponte bellissimo, tutti lo guardavano con ammirazione: un ponte di cui una comunità doveva andare fiera. Metteva in comunicazione la campagna alla città, passando sopra il fiume. Poi un giorno, non saprei dire quale perché io ancora non ero nato, ci fu una grande assemblea: vi parteciparono tutti i politici della città e i commercianti e i ristoratori e tutti quelli che volevano. Bisognava decidere cosa fare con il fiume, perché sempre più spesso esondava creando problemi agli agricoltori. Il sindaco propose di deviarne il corso, di farlo passare per il centro cittadino in modo da creare una attrattiva turistica, che avrebbe attirato gente da tutte le città vicine. Avrebbero costruito chioschi e ristorantini, parchi giochi, ponti e pontili. Ci sarebbe stato anche un servizio di traghetti per giri panoramici. Gli agricoltori non erano molto convinti, ma gli Assessori spiegarono che non dovevano preoccuparsi perché alla periferia della città sarebbero stati predisposti dei canali che avrebbero potuto portare l’acqua del fiume verso i campi, ma senza il pericolo di allagamenti. Alla fine tutti si decisero per questo epocale cambiamento, abbagliati dalla prospettiva di turisti e relativo denaro circolanti per la città. E il grande vecchio ponte bellissimo, nell’arco di pochi mesi, non servì più a nulla: un monumento al deserto. Qualcuno addirittura ha suggerito di abbatterlo per costruirvi al suo posto qualcosa di più utile. Ma, a dire il vero, nessuno ha mai avuto il cuore di eliminarlo. E per fortuna, altrimenti non saprei proprio dove portare le mie cose, il mio scatolone di cartone e i miei sacchetti di plastica: dove potrei mai andare a vivere?
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